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Nasce il Birrificio Italiano

Il 23 dicembre 1994 nasceva la Nuovo Birrificio Italiano srl formata da 11 soci, tra i quali io e mio fratello Stefano, che si sarebbe occupato del locale, e vari amici oltre al mitico Prof. Volonterio che, pur con una quota simbolica, aveva voluto partecipare all’avventura.
In aprile ‘95 trovanno la location idonea, dopo che un paio di altri interessantissimi posti ci erano sfuggiti grazie alla diffidenza con la quale i proprietari degli immobili vedevano il nostro progetto di fare e vendere birra artigianale.
A Lurago Marinone, paese del quale ignoravo quasi l’esistenza pur avendo sempre vissuto a meno di 10 chilometri di distanza, un bell’edificio di sapore antico e di proprietà della locale Cooperativa Agraria e di Consumo.
Nell’anno seguente avvenne lo sgombero dei locali e la loro sistemazione. Contestualmente, a Sabbioneta, presso l’officina OMAP di Ugo Paglia, veniva costruito, così come da me concepito e con le finezze e conoscenze metallurgiche del grande Ugo, il primo impianto di produzione. Sala cottura da 200 litri di birra finita, quattro maturatori da 400 litri ciascuno e tre fermentatori aperti, aquistati di seconda mano dalla Poretti (che li usava per gli starter).
Utilizzando tutte le conoscenze a disposizione e con l’appoggio dei maestri, a inizio primavera 1996 cominciavo a produrre due birre: Tipopopils e Rossoscura. Entrambe di bassa fermentazione ed entrambe fermentate con lo stesso diffusissimo lievito 34/70. Il tre aprile del 1996 apriva i battenti il Birrificio Italiano, primo microbirrificio in Lombardia e tra i primissimi in Italia e, per Bacco e per Gambrinus, ce l’avevo fatta ! Il più grande ringraziamento va ai miei genitori, Teresa e Vittorio, che sempre sono stati disponibili e che hanno aiutato ad ogni livello me e Stefano in questa ardita realizzazione.

Birrificio Italiano
Il primo anno ricordo che lo abbiamo passato, io e Stefano, a guardarci negli occhi e a sbirciare la strada nella speranza che i fari di passaggio, si arrestassero sotto al locale. Raramente ciò avveniva. In pochi ci conoscevano e inoltre le mie pretese erano forse un po’ troppo per i nostri potenziali clienti: spinare birra torbida, “calda”, “sgasata” e con un “sacco di schiuma” per la quale, tra l’altro, c’era da aspettare quasi dieci minuti, era davvero troppo. Alcuni non aspettavano e se ne andavano senza pagare con la birra ancora a metà riempimento, altri non credevano che producessimo birra perchè non vedevano gli enormi serbatoi e gli “alambicchi” che nella fantasia popolare rappresentavano l’unico segno accreditato di una produzione birraria, altri erano convinti che in caldaia di miscela ci facessimo le pizze, ma il più grande fu un anziano del paese che un giorno, con il fare di quello che sa di averti smascherato e sbugiardato ci disse che non avrebbe mai bevuto le nostre birre perché lui sapeva, lo sapeva benissimo, che ci mettevamo l’acqua !
Nel ‘97 conosco Flavia Nasini di A Tutta Birra perchè sono alla ricerca di qualcuno che possa tenere un corso sulla birra i miei clienti. Mi presenta Kuaska e parte il primo corso di cultura birraria al Birrificio Italiano. Con Kuaska il mio orizzonte birrario comincia ad allargarsi alle birre belghe e imparo molte cose. Grazie a lui, Teo de “Le Baladin” viene in contatto con me, Guido Taraschi, Enrico Borio, Stefano Sausa e Davide Sangiorgi che stiamo per costituirci in associazione. Nasce Unionbirra che poco dopo diventerà Unionbirrai. Grazie Kuaska, grazie fratelli birrai !
Dopo un anno e mezzo circa dovemmo contrastare una crisi finanziaria evidente ricapitalizzando la società. Alcuni dei soci iniziali mollarono il colpo. Erano giustamente scioccati dal pauroso scollamento tra il business plan e la realtà. Io pure lo ero, visto che le vendite avevano già oltrepassato i 40 litri procapite ma i frutti tardavano ad arrivare. Negli ultimi 13 anni mi sono abituato a questa situazione: per qualche motivo la soglia dell’arricchimento sta sempre un po’ più in là, anche adesso che i litri/giorno sono più di 400 !
Il locale Birrificio Italiano è comunque ormai una realtà di successo e finalmente chi entra non chiede più una birretta ma una Tipopils o una delle nostre creature e aspetta, molto volentieri, per bersi una birra torbida, “sgasata” e “calda”. Vittoria ! Un enorme grazie a tutti quelli che hanno lavorato al Birri in quegli anni di incertezza, fermento e grande entusiasmo. Siete stati grandi !
Fatte sistemazioni e pulizie varie, la nave riprese il mare e un buon vento di poppa cominciò a farci viaggiare più spediti. La catastrofe era scongiurata. Stanco delle mie 80 e più ore di lavoro a settimana decisi che avevo bisogno di un aiuto in produzione. Il sempre presente Prof. Volonterio mi indicò un neolaureato a nome Andrea Bravi che era interessato al mondo della birra. Incontrato, piaciuto, ingaggiato ! Fino al 2002 Andrea mi ha aiutato a produrre le birre, a volte sostituendomi in toto, e con lui abbiamo fatto un bel passo avanti nella tecnica di produzione. Attualmente è birraio al Birrificio di Como. Grazie Andrea ! In questi anni si aggiungono nuove birre e la Rossoscura va incontro a naturale estinzione in quanto soppiantata da una nuova, vincente, specie: la Bibock. Arrivano Amber Shock, fatta inizialmente con la stessa ricetta utilizzata da me e Mario per la produzione casalinga, Negra, Prima e infine Cassissona, dopo una sperimentazione abbastanza lunga sull’uso della frutta. Dopo una visita alla meravigliosa birreria di Sohenstetten, Baden-Württemberg, e l’assaggio delle loro meravigliose Weizen, nasce la VùDù, che sta per WD cioè Weizen Dunkel. Nel ‘99 assumo una nuova persona per aiutare in produzione. La scelta cade su uno dei nostri migliori clienti di allora (e di adesso !): Maurizio Folli. Lui con Beppe e Roberto (futuri Bidù), fidanzate e amici sono stati i nostri migliori clienti di sempre insieme al gruppo dei futuri birrai di Lambrate, Danko, Giampa e Fabio, che quando arrivavano, nei primi mesi della nostra attività, ordinavano direttamente due Tipopils a testa ! Sempre nel ’99 c’è la prima edizione di Tacabanda, due serate di puro e fresco spasso all’aria aperta. Nel 2000 si passa ad una sala cottura da 700 litri di birra finita perchè non riusciamo più a “starci dentro” e entra a far parte della squadra il mio amico e collega di università Giulio Marini. Con lui e un amico comune, il caro Siro Restelli che ci ha lasciati a causa di un incidente d’auto nel 2002, volevamo aprire una succursale milanese. Ciao Siro, né noi né gli altri che ti hanno conosciuto possono dimenticarti ! Sempre nel 2000 (ma quante cose sono successe quell’anno ?!) esce per la prima volta Extra Hop a seguito della nostra prima gita in Germania durante il raccolto del luppolo. Quell’anno siamo a Spalt e usiamo il mitico Spalter. La serata di presentazione della Extra Hop diventerà la “Festa del nuovo raccolto (di Luppolo)”, mitico appuntamento per i luppolo fili come noi.
Nel 2001 abbandono definitivamente a Stefano la cura del locale e mi occupo della sola produzione e/o di progetti correlati. Andrea viene scritturato dal Birrificio di Como e ci lascia. Molte cose bollono in pentola ma i progetti che vanno avanti sono sempre e solo quelli più strettamente birrari e meno commerciali.
Improvvisamente mi ritrovo innamorato di una splendida donna, Katia, e scopro la leggerezza: dopo una lunghissima e appassionata sperimentazione nasce Fleurette. Negli stessi anni comincio a produrre circa 100 litri l’anno di uno strano intruglio allora chiamato Sciresona, ora Scires, straordinaria birra “di fattoria” alle ciliege, a mio parere la birra più stupefacente di quelle da noi prodotte. Nel 2001 io e Maurizio visitiamo per la prima volta il Great British Beer Festival a Londra e torna prepotente il mio iniziale imprinting birrario di stampo inglese. Nasce Cinnamon Bitter Ale, il mito di molti dei nostri clienti e l’appuntamento classico di gennaio e febbraio alle spine del Birri e non solo. Nel 2004 un progetto di grosso ampliamento finisce per vari motivi a gambe all’aria. Non ho più voglia e piuttosto che continuare andrei a fare il commesso in un negozio di articoli per animali domestici. L’energia e l’entusiasmo di Maurizio (lui e Giulio sono nel frattempo diventati soci di NBI) arrivano in soccorso, mi riprendo dal colpo e si riparte decisi alla sistemazione dell’ala più distale e dimenticata del Birri per adattarla ad ospitare la nuova produzione. A ottobre 2005 iniziano le cotte con la sala cottura da 20 ettolitri fabbricata per noi da Impiantinox e i nuovi serbatoi cilindro-conici. I cambiamenti ambientali e della logistica danno inizio ad una serie di problemi qualitativi che, interpretati nel più costruttivo dei modi, servono da spunto per il più grande salto di qualità mai fatto al Birrificio Italiano. Grande attenzione al controllo qualità con il contributo di tutta la squadra e nuovi sistemi per applicarlo, uniti ad un corso di formazione a Chicago portano la Tipopils e le altre a quello che sono ora: birre buone, sincere e sufficientemente costanti da tenerti legato stretto a loro con poche possibilità di sfuggire ! Nel 2006 comincio ad occuparmi dei corsi di degustazione di UB e sia Giulio che Maurizio partecipano. Oggi la degustazione rappresenta lo strumento più forte a nostra disposizione per controllare e correggere il nostro lavoro di birrai !!! Nel
La struttura operativa della produzione al Birrifico Italiano è fatta da me responsabile della birra in generale (produzione e vendita). Normalmente faccio le cotte e sono quindi al 50% circa del mio tempo, a sudare sul pezzo. Maurizio si occupa a tempo pieno della produzione, inclusa la programmazione (mago di incastri !) e del confezionamento insieme a Stefano “Muzzu” Simonelli che ci aiuta ormai da anni con una breve parentesi durante la quale aveva provato a lasciarci per un lavoro molto più redditizio ma … palloso ! Giulio si occupa delle analisi microbiologiche, dei rifornimenti e della parte commerciale e amministrativa.